The boys 5, lo showrunner sul finale: lo abbiamo voluto fin principio

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The boys 5, lo showrunner sul finale: lo abbiamo voluto fin  principio

Per anni The Boys ha alimentato un intreccio di aspettative: il pubblico, partendo dalla prima stagione, ha maturato la convinzione che la serie televisiva si sarebbe prima o poi riconnessa all’esito del fumetto. Ipotesi, interpretazioni e letture incrociate di piccoli dettagli hanno continuato a spingere l’immaginazione su traiettorie sempre più precise. Con la conclusione dell’universo narrativo nella serie madre, la distanza tra TV e carta risulta, però, netta.

Il finale di The Boys 5 non coincide con quello del fumetto. La scelta di differenziare i due media non è arrivata come conseguenza di un’evoluzione maturata nel tempo, ma nasce da un’intenzione definita fin dall’idea di portare l’universo dei Super Vought dal formato cartaceo al piccolo schermo.

il finale di the boys 5: un esito diverso dal fumetto

Il punto centrale riguarda la divergenza tra la conclusione della serie TV e quella della serie a fumetti. Lo showrunner Eric Kripke ha indicato che, fin dall’inizio, l’obiettivo non era riprodurre lo stesso finale. L’intento dichiarato è stato costruire un percorso autonomo, capace di portare a una specifica resa emotiva e narrativa.

Kripke ha spiegato che la relazione tra Butcher e Hughie rappresentava il nucleo che si intendeva realizzare sin dall’avvio: una linea perseguita con continuità, già presente come filo conduttore fin dal pilot. Le parole attribuite allo showrunner descrivono un disegno maturato fin dall’inizio, con una prospettiva che non prevedeva la replica della versione originale.

l’intenzione dichiarata di eric kripke

La motivazione della scelta creativa si collega al modo in cui il fumetto chiude alcune questioni chiave. Nel materiale a fumetti, viene presentata una rivelazione fondamentale: Homelander non sarebbe realmente il cattivo, poiché sarebbe stato ingannato e indotto a comportarsi come tale. In questa logica, il vero antagonista risulta essere Black Noir.

Kripke ha inoltre sottolineato l’insoddisfazione legata all’idea di seguire Antony Starr per diverse stagioni e poi scoprire, alla fine, che quanto percepito non corrispondeva all’azione realmente compiuta. Da qui la scelta di non realizzare quella versione del finale, mantenendo invece un impianto coerente con l’approccio sviluppato per la serie TV.

black noir nel fumetto: ruolo centrale e indizi di allineamento

Nel fumetto Black Noir occupa un posto di assoluta centralità. Il personaggio viene descritto come il clone di Patriota. Inoltre, durante le fasi iniziali dell’ultima stagione, specifici comportamenti di Black Noir II hanno contribuito a far pensare che la serie potesse finalmente avvicinarsi al materiale originale.

la morte di black noir e l’allontanamento dal finale originale

Il quadro narrativo, però, cambia con l’uscita di scena del personaggio. La morte di Black Noir, maturata dopo le tensioni con Abisso, allontana l’ipotesi di un riconoscimento totale del finale del fumetto. Questo passaggio interrompe la traiettoria di aspettative che aveva sostenuto l’idea di un allineamento progressivo.

attese del pubblico e separazione definitiva tra tv e fumetto

La storia di The Boys ha prodotto un effetto persistente: ogni stagione, attraverso dettagli e segnali, ha continuato a riaccendere l’idea che la serie televisiva avrebbe seguito una direzione riconducibile al fumetto. Con la chiusura della vicenda nella forma televisiva, emerge però una divergenza strutturale, confermata dalla volontà esplicitamente indicata dai creatori.

L’esito viene quindi presentato come completamente diverso dal fumetto, non come semplice deviazione tardiva. La scelta di costruire un finale autonomo si collega alla volontà di rendere centrale la linea Butcher-Hughie e, al contempo, di evitare la versione conclusiva legata alla rivelazione su Homelander e al ruolo attribuito a Black Noir.

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