Storie 1985 stagione 2, la recensione di un’avventura ancora noiosa e pigra

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Storie  1985 stagione 2, la recensione di un’avventura ancora noiosa e pigra

La seconda stagione di Stranger Things - Storie Dal 1985 ripropone molte delle debolezze già emerse in precedenza e conferma le difficoltà nel dare una reale identità al prequel animato. A fronte di alcuni miglioramenti limitati e di una realizzazione tecnica ancora curata, la serie sviluppa una trama poco convincente, segnata da forzature, incoerenze e da un legame con il Sottosopra che finisce per indebolire ulteriormente la continuità narrativa.

Stranger Things - Storie Dal 1985 e la nuova minaccia a Hawkins

La storia riparte circa un mese dopo lo scontro con le piante mutate del Sottosopra. Gli abitanti di Hawkins si preparano ad affrontare eventi apparentemente ordinari, tra la festa di San Valentino e un compito scolastico dedicato alla storia della città. La situazione cambia quando una presenza inquietante inizia a infestare i boschi circostanti.

L’idea di introdurre una vicenda soprannaturale legata a uno spettro poteva offrire uno spunto interessante, soprattutto perché avrebbe permesso di esplorare un’area narrativa diversa senza interferire con gli elementi già stabiliti dalla serie principale. La scelta compiuta dalla produzione va invece nella direzione opposta: lo spettro viene collegato direttamente al Sottosopra, incidendo sulla mitologia esistente e producendo nuovi buchi di trama e ulteriori contraddizioni.

La trama dello spettro tra incoerenze e forzature

Le motivazioni alla base delle apparizioni non risultano abbastanza solide da sostenere l’intreccio. Una volta chiarita la natura della minaccia, diversi comportamenti mostrati in precedenza perdono coerenza e rendono meno credibili gli eventi narrati.

A peggiorare il quadro interviene anche la plot armor riservata ai protagonisti. Lo spettro rallenta o si arresta quando si trova davanti ai personaggi principali, mentre agisce con ferocia e rapidità contro le figure secondarie. Questo meccanismo, già riconoscibile nell’universo di Stranger Things, appare qui particolarmente evidente e finisce per ridurre la tensione delle scene più pericolose.

Gli aspetti positivi della seconda stagione

Nonostante i numerosi limiti, la stagione evita almeno una delle ripetizioni più evidenti del primo ciclo di episodi. Le sequenze d’azione non ruotano continuamente intorno all’attesa dell’arrivo di Undici, al suo urlo e all’immancabile gesto con le mani capace di risolvere ogni situazione. La natura incorporea della minaccia e la frequente separazione del gruppo principale contribuiscono a rendere più varie le dinamiche narrative.

La qualità tecnica resta il principale punto di forza della produzione. La modellazione degli ambienti è realizzata con attenzione e alcune scene riescono a trasmettere una notevole suggestione visiva. Restano perplessità sulle fattezze dei personaggi, spesso troppo caricaturali, soprattutto quando si tratta dei protagonisti, ma l’impatto complessivo dell’animazione rimane positivo.

Personaggi e sviluppo emotivo

La cura visiva non è sufficiente a compensare la povertà degli altri elementi. La serie concede pochissimo spazio ai protagonisti storici e non costruisce per loro un autentico percorso emotivo. L’unica eccezione parziale riguarda Max e Lucas, ai quali viene riservato un approfondimento più riconoscibile, anche se ancora limitato.

Invece di valorizzare i personaggi già conosciuti, la sceneggiatura introduce una linea narrativa secondaria dedicata ad altre figure e al fondatore di Hawkins. L’idea possiede inizialmente una certa curiosità, perché sembra orientata verso la storia della città e verso le sue origini. Il suo potenziale si riduce quando la minaccia viene ricondotta al Sottosopra anziché agli antenati di alcuni personaggi. La storyline viene comunque mantenuta fino alla conclusione, nonostante la sua sostanziale irrilevanza rispetto agli eventi principali.

Un sequel animato con troppi problemi

Nel complesso, la stagione si divide tra una vicenda secondaria priva di peso e una trama principale gravata da buchi narrativi, forzature e scelte poco efficaci. Il risultato concentra molte delle criticità associate alla serie madre e aggiunge numerosi errori nella gestione del seguito.

Stranger Things - Storie Dal 1985 continua così a faticare nel giustificare la propria esistenza all’interno del franchise. L’unico vantaggio davvero concreto riguarda la durata: la seconda stagione comprende otto episodi, due in meno rispetto alla precedente, evitando almeno un’estensione non necessaria di una storia già poco curata.

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