I soprano: il cambiamento decisivo senza cui la serie non sarebbe mai diventata un capolavoro

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I soprano: il cambiamento decisivo senza cui la serie non sarebbe mai diventata un capolavoro

Violenza, omicidi e tensione criminale sono elementi oggi inseparabili da I Soprano, ma il progetto concepito da David Chase aveva inizialmente caratteristiche molto diverse. La presenza delle uccisioni nella prima sceneggiatura televisiva si rivelò determinante per attirare l’interesse di HBO e definire l’identità della serie.

I Soprano: l’idea originale di David Chase

Il nucleo narrativo de I Soprano nacque diversi anni prima dell’esordio televisivo del 1999. David Chase immaginò la storia di un boss mafioso colpito da attacchi di panico, costretto ad affrontare una psicoterapia. Il rapporto complesso con la madre costituiva una delle principali fonti d’ispirazione per il protagonista.

All’inizio, il progetto non era destinato alla televisione. Chase pensava infatti a un film cinematografico e aveva immaginato Robert De Niro e Anne Bancroft nei ruoli principali. Nella versione iniziale, molti dei problemi del mafioso erano legati alla madre e allo zio, entrambi intenzionati a eliminarlo.

Dal film al pilot televisivo

La trasformazione dell’idea in un pilot televisivo impose diversi cambiamenti. Le grandi reti americane non mostravano interesse per una serie incentrata su un mafioso impegnato in terapia, mentre Chase considerava proprio questo elemento il centro della vicenda.

La prima sceneggiatura televisiva presentava inoltre una situazione insolita: nonostante il tema mafioso, quasi nessuno veniva ucciso. La precedente esperienza di Chase nella televisione generalista lo aveva portato a conoscere bene i limiti relativi alla rappresentazione della violenza.

Gli omicidi che conquistarono HBO

Ripensando ai film di gangster degli anni Trenta e soprattutto a Il Padrino, Chase riconobbe quanto morte e omicidio fossero fondamentali per quel genere narrativo. Decise quindi di riscrivere il pilot, inserendo un numero maggiore di morti e rendendo più evidente la natura criminale della storia.

Nel 1997 il progetto fu presentato a HBO. La scelta di accentuare la violenza risultò decisiva: il canale mostrò interesse per la serie e contribuì alla sua realizzazione. Ogni uccisione, secondo l’impostazione di Chase, doveva comunque avere una precisa funzione nella narrazione, senza ridursi a semplice spettacolo.

Il dubbio di HBO sull’omicidio di Tony Soprano

Anche dopo aver approvato la serie, HBO ebbe delle perplessità davanti a una delle scene più importanti della prima stagione. Nell’episodio “College”, Tony Soprano strangola un ex mafioso diventato informatore. I dirigenti temevano che quella sequenza potesse rendere il protagonista troppo detestabile per il pubblico.

David Chase difese la scelta, ritenendo che un boss mafioso non potesse ignorare il tradimento di un informatore. Eliminare quella reazione avrebbe compromesso la credibilità del personaggio e indebolito il contrasto tra il criminale capace di uccidere e l’uomo tormentato dagli attacchi di panico.

La violenza come elemento narrativo

La violenza contribuì così a definire l’identità de I Soprano. Le morti non erano inserite soltanto per aumentare la tensione, ma servivano a sviluppare i personaggi e le conseguenze delle loro decisioni. Proprio la contraddizione tra la brutalità del boss e la sua fragilità psicologica trasformò Tony Soprano e la serie in icone della storia televisiva.

Personalità e personaggi legati al progetto

Le figure centrali associate alla concezione iniziale e alla narrazione de I Soprano comprendono:

  • David Chase, ideatore e autore del progetto;
  • Robert De Niro, attore immaginato inizialmente per la versione cinematografica;
  • Anne Bancroft, attrice considerata per la versione cinematografica;
  • Tony Soprano, boss mafioso e protagonista della serie.
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