Belen, condannata la stalker ossessionata figlia: "Quella bambina è mia
Si è concluso con una condanna a un anno e due mesi di reclusione il processo nei confronti di una donna di 34 anni residente a Copparo, accusata di stalking ai danni di una dottoressa specializzata in chirurgia plastica. La vicenda era nata da convinzioni sostenute per anni e trasformate in accuse diffuse attraverso messaggi, commenti, video e pubblicazioni sui social network.
Condanna per stalking ai danni di una dottoressa
Il tribunale ha ritenuto provate le condotte persecutorie rivolte alla professionista sanitaria. Secondo la ricostruzione esaminata durante il procedimento, la donna avrebbe portato avanti contatti e accuse ripetute, coinvolgendo anche persone vicine alla dottoressa.
La reiterazione delle iniziative avrebbe prodotto conseguenze rilevanti nella vita della professionista. La dottoressa, secondo quanto riconosciuto in sede giudiziaria, avrebbe vissuto in una condizione costante di ansia e timore, arrivando a cambiare alcune delle proprie abitudini quotidiane.
Le accuse sulla sottrazione di ovociti e gameti
Al centro delle convinzioni sostenute dall’imputata vi era l’idea che, durante alcuni interventi chirurgici, le fossero stati sottratti ovociti e gameti senza il suo consenso. La donna riteneva che il materiale biologico fosse stato successivamente inserito in un presunto traffico illecito, con il coinvolgimento di altre persone.
Queste convinzioni erano state trasformate in accuse dirette nei confronti della dottoressa. L’imputata sosteneva che la professionista si fosse appropriata del proprio materiale biologico insieme al compagno. Tra le contestazioni diffuse online figurava anche l’affermazione secondo cui la figlia della dottoressa fosse in realtà figlia della stessa donna.
Belen Rodriguez citata nelle ricostruzioni diffuse online
Le affermazioni pubblicate dalla 34enne avevano coinvolto anche Belen Rodriguez. In diversi contenuti diffusi sul web, la donna sosteneva che la showgirl avesse utilizzato illegalmente i suoi ovociti per avere una figlia. Arrivava inoltre a rivendicare la maternità della bambina, collegando la vicenda a un presunto traffico di materiale biologico.
Si tratta di dichiarazioni attribuite all’imputata e non di fatti accertati dal processo. Il procedimento giudiziario riguardava infatti le condotte tenute nei confronti della dottoressa e l’impatto che tali comportamenti avrebbero avuto sulla professionista, non la verifica complessiva delle teorie sostenute dalla donna.
Messaggi e pubblicazioni ripetute sui social
Per l’accusa, le iniziative contestate non si erano limitate a episodi isolati. Nel tempo si sarebbe sviluppata una sequenza di contatti diretti, commenti sui profili online e contenuti pubblici, alcuni dei quali facevano riferimento anche alla figlia della dottoressa.
Proprio la continuità delle accuse e la loro ricaduta sulla vita della professionista hanno costituito gli elementi considerati per la contestazione del reato di stalking. Il tribunale ha quindi riconosciuto la responsabilità per le condotte persecutorie e ha stabilito una pena detentiva.
La richiesta della procura e la sentenza
La pubblica ministera Barbara Cavallo aveva richiesto una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione. La procura aveva anche chiesto di riconoscere una parziale incapacità di intendere e di volere, richiamando la consulenza dello psichiatra Luciano Finotti.
Il tribunale non ha accolto questa richiesta e ha fissato la pena in un anno e due mesi di reclusione. La dottoressa si è costituita parte civile ed è stata assistita dall’avvocato Davide Bertasi. La difesa dell’imputata è stata affidata all’avvocata Serena De Pellegrin.
Le persone citate nella vicenda giudiziaria
Le principali personalità menzionate in relazione al procedimento e alle dichiarazioni diffuse sono:
- Barbara Cavallo, pubblica ministera che aveva richiesto la condanna;
- Luciano Finotti, psichiatra autore della consulenza richiamata dalla procura;
- Davide Bertasi, avvocato della dottoressa costituita parte civile;
- Serena De Pellegrin, avvocata della donna condannata;
- Belen Rodriguez, showgirl citata nei contenuti pubblicati online dall’imputata.


