Yellowstone taylor sheridan contro i critici: fanno ragebait
Yellowstone si è affermata come una delle serie più influenti della televisione americana, dando vita a uno sviluppo che ha portato a più spin-off e a una vera e propria espansione in grado di trasformarsi in un universo narrativo. Mentre continuano a prendere forma nuovi progetti per il piccolo schermo, Taylor Sheridan ha ripreso a parlare del proprio metodo di lavoro, usando l’occasione per muovere critiche verso dirigenti degli studios, recensori televisivi e persino l’ambiente di Los Angeles.
taylor sheridan e il percorso verso la sceneggiatura
Nel corso di una conversazione nel podcast di Bill Simmons, a cui ha partecipato anche per presentare il libro How Not To Die In Prison, scritto insieme a Tom Nelson, Taylor Sheridan ha ripercorso il passaggio dalla recitazione alla scrittura. L’obiettivo principale, ha spiegato lo sceneggiatore, è sempre stato quello di differenziarsi dagli altri autori.
Fin dall’inizio, Sheridan ha dichiarato di essersi imposto una regola rigorosa: evitare le scorciatoie narrative che, secondo il suo giudizio, sono frequenti nelle produzioni moderne. Per lui, il cinema dovrebbe essere costruito soprattutto attraverso le immagini, non tramite dialoghi che spiegano continuamente ciò che sta accadendo. La narrazione, nella sua visione, deve essere raccontata dalla macchina da presa, mentre ai personaggi spetta trasmettere emozioni, desideri, rimorsi e speranze.
il ritmo dell’azione e i dialoghi nelle grandi produzioni
Parlando delle grandi produzioni contemporanee, Sheridan ha citato anche i film Marvel. Secondo la sua lettura, molte volte l’andamento dell’azione viene interrotto da lunghi scambi di battute pieni di spiegazioni, quando invece, a suo avviso, dovrebbe essere proprio l’azione a guidare in modo naturale lo sviluppo della storia.
taylor sheridan su hollywood: meno comitati, più libertà creativa
Lo sceneggiatore ha poi spostato l’attenzione sull’industria cinematografica, affermando che Hollywood sia cambiata rispetto al passato. In particolare, Sheridan ha richiamato un’epoca in cui, secondo quanto raccontato, esisteva una libertà creativa più ampia per sceneggiatori e registi.
Ha fatto riferimento al periodo di Steve McQueen alla Paramount, con Robert Evans alla guida dello studio. In quel contesto, ha sostenuto, mancavano riscritture continue e riunioni dedicate a discutere tono, atmosfera e ogni singolo dettaglio del progetto.
emmy non come priorità: l’obiettivo è emozionare il pubblico
Durante l’intervista, Sheridan ha ricordato anche il momento in cui firmò il suo accordo con Paramount, chiarendo immediatamente il proprio modo di lavorare. Ha spiegato di aver detto ai dirigenti che non avrebbe mai realizzato serie basandosi su decisioni prese da un comitato.
Secondo la sua impostazione, il suo compito consiste nel scrivere storie in grado di parlare alla gente comune e di coinvolgere il grande pubblico. In questa prospettiva, inseguire premi o riconoscimenti non rientra tra le priorità.
Per questo motivo ha ammesso senza esitazioni che vincere un Emmy non rappresenta il suo obiettivo. Ciò che conta davvero, ha detto, è riuscire a emozionare chi guarda: far ridere, far riflettere, commuovere o persino spaventare gli spettatori.
taylor sheridan contro la critica: polemiche e “ragebait”
Uno dei punti più duri dell’intervista riguarda il rapporto con i critici televisivi. Sheridan ha raccontato di aver anticipato personalmente a Demi Moore come avrebbero reagito gli stessi osservatori nel momento in cui la sua presenza sarebbe stata limitata nella prima stagione di Landman.
Secondo quanto riferito, lo sceneggiatore avrebbe spiegato all’attrice che molti recensori lo avrebbero accusato di non valorizzarla abbastanza e di non saper scrivere personaggi femminili. In seguito, però, i cambiamenti nella seconda stagione avrebbero dato un senso alla costruzione narrativa del personaggio, portando a una diversa interpretazione degli sviluppi.
ignorare le recensioni come scelta consapevole
Sheridan ha ribadito di non attribuire peso ai giudizi della critica. Ha sostenuto che il fatto di ignorare completamente le recensioni sia ciò che maggiormente infastidisce chi scrive di televisione. Ha inoltre riconosciuto che alcune scelte provocheranno inevitabilmente polemiche, senza considerarle un problema: molte critiche vengono definite come semplice “ragebait”, cioè polemiche costruite appositamente per attirare attenzione e provocare reazioni.
personalità citate da taylor sheridan nell’intervista
Nel corso della conversazione sono stati menzionati diversi nomi, collegati a esperienze personali, interlocutori del podcast e contesti industriali:
- Bill Simmons
- Taylor Sheridan
- Tom Nelson
- Demi Moore
- Steve McQueen
- Robert Evans


