Super Market Recensione: commedia ibrida tra Superstore e The Office che non trova mai la sua identità

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Super Market Recensione: commedia ibrida tra Superstore e The Office che non trova mai la sua identità

Super Market porta la commedia italiana dentro una filiale di supermercato destinata alla chiusura, tra dipendenti eccentrici, clienti imprevedibili e difficoltà quotidiane. L’ambientazione offre spunti interessanti e una cura significativa per i dettagli, ma la serie fatica a trasformare queste intuizioni in una comicità davvero efficace e in personaggi capaci di coinvolgere pienamente.

Super Market e il supermercato Eury

La serie di Prime Video è ambientata in una succursale della catena immaginaria Eury, un punto vendita malandato e ormai vicino al fallimento. La narrazione segue soprattutto lo sguardo di Edoardo, appena assunto e disilluso, mentre osserva le dinamiche interne del negozio e il comportamento dei colleghi.

Al centro delle vicende si trova Enrico, responsabile della filiale, impegnato con ogni mezzo a mantenere in attività una struttura fatiscente ma dotata di una propria identità. La scelta di concentrare una comedy in un piccolo supermercato è funzionale: consente di lavorare su un gruppo ristretto di dipendenti e, allo stesso tempo, di introdurre clienti sempre diversi, creando numerose occasioni per la presenza di ospiti.

Il contesto avrebbe inoltre permesso di affrontare temi differenti, dalle vicende personali dei lavoratori fino all’impatto di un’attività commerciale sull’economia di un quartiere popolare. Alcune di queste possibilità vengono sfruttate con efficacia, soprattutto nei particolari che rendono riconoscibile l’ambiente.

Super Market e la cura dell’ambientazione

Tra gli elementi più riusciti emergono le pubblicità create appositamente per gli episodi, capaci di distinguersi come uno dei punti di forza della produzione. Anche la filiale Eury, con il passare delle puntate, assume un valore quasi domestico e diventa uno spazio familiare per chi la frequenta.

Le porte automatiche che si inceppano, i carrelli che restano agganciati anche dopo l’inserimento della moneta e il grande congelatore soggetto a malfunzionamenti contribuiscono a costruire un’atmosfera precisa. Le lamentele dei clienti, preoccupati persino da possibili intossicazioni alimentari, completano il quadro di un supermercato imperfetto ma accuratamente caratterizzato.

La scenografia rappresenta uno degli aspetti più solidi di Super Market, perché restituisce la sensazione di un luogo realmente vissuto. Nelle comedy ambientate in spazi fissi, la riconoscibilità del contesto può avere un peso rilevante, al pari dei luoghi diventati iconici in altre sitcom. La stessa attenzione non viene riservata con la medesima efficacia alla scrittura, alla comicità e alla costruzione dei protagonisti.

Super Market e i limiti dei personaggi

Il principale problema della serie riguarda il funzionamento dei suoi personaggi. Le figure presenti nel supermercato risultano spesso generiche, superficiali e poco amalgamate. Le loro caratteristiche non sono definite con sufficiente precisione e il loro potenziale comico rimane limitato.

Edoardo richiama per atteggiamento alcune dinamiche associate a Michael Scott, mentre Max, interpretato da Walter Leonardi, svolge il ruolo del simpatico senzatetto di quartiere. Il resto del gruppo appare meno riconoscibile e soffre di una caratterizzazione debole. I protagonisti sembrano quindi adattarsi di volta in volta alle esigenze della puntata, senza una direzione narrativa e comica stabile.

Super Market e la caratterizzazione del cast

Alcuni personaggi vengono identificati quasi esclusivamente attraverso un singolo tratto: la scontrosità di Sonia o l’indifferenza di Filippo, per esempio. Una costruzione così essenziale può funzionare in una commedia breve, ma diventa problematica quando la sceneggiatura non aggiunge sfumature e non chiarisce il ruolo di ciascuno all’interno dell’insieme.

La mancanza di personalità definite porta a un umorismo spesso casuale. Poiché ogni personaggio può assumere qualunque funzione narrativa, le situazioni non sembrano nascere da caratteristiche coerenti, ma da esigenze contingenti. Il risultato è un gruppo di figure piatte, prive di una direzione precisa e difficili da ricordare.

Super Market e la satira antiquata

La serie risente anche di una satira considerata superata, legata a temi e modalità già ampiamente utilizzati negli ultimi anni. Le discussioni sugli influencer e la rivolta contro una singola cassa automatica costituiscono alcuni degli esempi più evidenti di una comicità che raramente riesce a sorprendere.

L’impostazione appare più vicina a una comicità da piattaforma video breve che a una produzione seriale capace di sviluppare idee articolate. Il riferimento alle origini online de Il Terzo Segreto di Satira non basta a giustificare una scrittura rimasta ancorata a schemi ormai datati, soprattutto considerando l’esistenza di prodotti più moderni realizzati da realtà nate sul web.

Super Market non risulta sgradevole, ma finisce per essere poco incisiva e spesso noiosa. L’ambientazione possiede una precisa identità, mentre personaggi, satira e costruzione comica non raggiungono lo stesso livello. Le intuizioni presenti non riescono così a sostenere l’intera produzione, che rimane sospesa tra modelli come Superstore e The Office senza trovare una propria voce pienamente definita.

Super Market: personaggi principali

  • Tommaso Cassissa interpreta Edoardo, il nuovo assunto che osserva con disincanto la vita della filiale.
  • Alessandro Betti interpreta Enrico, il responsabile impegnato a salvare il supermercato dalla chiusura.
  • Gaia Bavaro interpreta Sonia, caratterizzata soprattutto dal suo atteggiamento scontroso.
  • Davide Calgaro interpreta Filippo, contraddistinto principalmente dall’indifferenza.
  • Walter Leonardi interpreta Max, il senzatetto simpatico che frequenta l’ambiente del supermercato.
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