Recensione di A Knight of the Seven Kingdoms: la serie che merita l'abbonamento HBO

Giampiero Colossi • Pubblicato il 19/01/2026 • 3 min

Un nuovo capitolo ambientato nelle terre di Westeros propone una prospettiva diversa rispetto alle grandi saghe del franchise: una storia ridotta ma ricca di contenuti, capace di restituire l’ossatura e l’atmosfera di fondo senza eccedere in registro epico. A Knights of the Seven Kingdoms concentra l’attenzione su due protagonisti ai margini delle dinastie principali, offrendo una narrazione fluida, dinamica e pienamente radicata nel mondo di Martin.

a knights of the seven kingdoms: contesto e struttura

Ambientata circa 90 anni prima degli eventi di Il Trono di Spade, la serie attinge ai racconti dello stesso George R.R. Martin e gioca con un’impostazione che privilegia la concretezza, lontana dalla pomposità delle grandi battaglie. La realizzazione è affidata a Ira Parker, con la supervisione degli elementi ispirati al materiale originale, per tracciare un quadro narrativo coerente con l’iconografia di Westeros. La produzione propone una cornice ridotta ma intensa, dove le dinamiche sociali e morali hanno rilievo pari all’azione. Il formato comprende sei puntate della durata di circa mezz’ora ciascuna, impostate per offrire un ritmo serrato e una focalizzazione privilegiata sui passaggi chiave della trama.

trama e protagonisti

La vicenda segue Dunk, un cavaliere ancora in fase di perfezionamento, che eredita la spada, lo scudo e i cavalli dal mentore che lo ha cresciuto. Accanto a lui vi è Egg, un giovane senza capelli dalla testa a forma di uovo, che diventa il suo scudiero. I due intraprendono un percorso per farsi un nome tra i Sette Regni, affrontando situazioni dove virtù e dintorni della nobiltà vengono messi a confronto con la crudeltà delle grandi famiglie. L’intera narrazione li vede confrontarsi con dinamiche di potere e con i segreti che muovono le tessiture delle dinastie di Westeros, dai Baratheon ai Targaryen, ancora presenti al Trono nonostante la fragilità dei propri simboli.

tono e stile

Il leitmotiv narrativo si distingue per un registro dark comedy medievale che mette da parte l’enfasi epica per privilegiare un approccio meno patetico ma più crudo. Non si tratta di castelli luccicanti o di draghi ma di un underworld torbido, dove i duelli sono più realistici e gli intrighi funzionano come specchio delle debolezze dei personaggi. Il risultato è una narrazione compatta che, nel contesto di una educazione morale in divenire, esplora temi come identità, appartenenza e servizio all'onore, emergendo come una tragicommedia strutturata con precisione.

format e sviluppo narrativo

La serie punta su una costruzione essenziale: tempo, spazio e cast sono limitati per concentrare l’attenzione sui rapporti tra i protagonisti e sulle conseguenze delle loro scelte. La durata contenuta consente una gestione accurata di ogni arco narrativo, con finale di stagione che chiude molte sottotrame ma lascia aperti margini per eventuali sviluppi futuri. L’approccio ridotto si traduce in una progressione ritmica ben definita, capace di mantenere alta l’interesse senza dilatazioni superflue.

Nel complesso, Dunk e Egg prendono posto come centro narrativo, offrendo una prospettiva educativa e cruda sul mondo di Westeros, in equilibrio tra senso dell’onore e realismo delle dinamiche politiche.

Personaggi principali

  • Dunk
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