Thriller Netflix supera 130 milioni di ore di visualizzazione

Giampiero Colossi • Pubblicato il 10/01/2026 • 3 min

Designated Survivor è una serie che ha saputo rinnovarsi oltre il debutto, trasformando una storia di crisi politica in una narrazione capace di accompagnare il pubblico attraverso nuove prospettive drammatiche. Il mix tra tensione istituzionale, responsabilità pubblica e vulnerabilità del leader ha consolidato il titolo come un fenomeno di nicchia che ha saputo espandersi oltre i confini originali, grazie anche a un rilancio che ha ridefinito tono e ambizioni.

designated survivor: trasformazioni e crescita

Nella fase iniziale, la serie racconta la figura di Thomas Kirkman, Segretario per l’Edilizia Abitativa e lo Sviluppo Urbano, che diventa presidente degli Stati Uniti dopo che un attentato distrugge il Campidoglio durante l’intervento sullo Stato dell’Unione. Il personaggio si trova a gestire una responsabilità improvvisa, tra decisioni difficili e tensioni politiche. In questa prima fase, la narrativa si è affermata come thriller politico credibile e coinvolgente, consolidando un pubblico solido.

Fonti di monitoraggio hanno evidenziato che, nella prima metà del 2025, la serie è entrata nella Top 10 delle serie action viste su Netflix, totalizzando circa 125,8 milioni di ore di visione. Tale risultato ha posizionato il titolo accanto a nomi di grande richiamo del panorama streaming e ha testimoniato una rinnovata fiducia del pubblico verso la produzione.

designated survivor: dai piani abc al rilancio su netflix

Originariamente prodotto per abc, la serie ha segnato un’esordio di grande ascolto e ha guadagnato consenso critico grazie alla figura del presidente interpretata da un cast convincente. Tre showrunner hanno accompagnato la prima stagione, segnando una fase di cambiamenti che hanno poi inciso sull’andamento e sull’accoglienza delle stagioni successive. Dopo due stagioni, la rete ha deciso di chiudere la produzione, ma la storia non è finita lì.

L’ingresso di Netflix ha inaugurato una nuova fase, caratterizzata da un cambio di tono e da una ridefinizione delle ambizioni.

Nella terza stagione, la narrazione ha spostato l’attenzione da una gestione immediata delle conseguenze dell’attentato a una fase di rielezione presidenziale e a una minaccia globale legata a una potenziale arma biologica. Il passaggio a una piattaforma diversa ha comportato anche una revisione del cast, con risultati alterni ma sempre orientati a preservare la continuità della storia.

designated survivor: l’eco globale con la versione coreana

L’evoluzione della serie ha trovato nuova linfa anche attraverso una riorganizzazione narrativa che ha generato interessanti riflessi internazionali. Il remake designated survivor: 60 days, ambientato in Corea del Sud, racconta la figura di Park Mu-jin, politico di secondo piano che diventa presidente ad interim dopo un attentato all’Assemblea Nazionale. Questa versione ha riscosso notevole successo, offrendo una prospettiva diversa sulle dinamiche politiche e sulla gestione della crisi, e contribuendo a consolidare l’interesse globale per le produzioni coreane su Netflix.

L’andamento di questa rivisitazione è spesso citato tra i fattori che hanno facilitato la crescente popolarità delle serie koreane nell’ecosistema dello streaming globale, segnando una tendenza che ha trovato espressione anche in produzioni successive.

personaggi chiave e cast

Nel corso delle varie incarnazioni, alcune figure hanno occupato uno spazio centrale nel racconto e nel tessuto produttivo. Di seguito un breve inquadramento dei protagonisti che emergono dal testo:

  • Kiefer Sutherland
  • Park Mu-jin
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