Littizzetto attacca vespa e lancia una frecciata a la russa: anche un 82enne può dire una cazata
Luciana Littizzetto ha dedicato il suo intervento a Che Tempo Che Fa al tema della superiorità maschile e a quei comportamenti con cui alcuni uomini cercano di imporsi nelle conversazioni, soprattutto quando a parlare sono le donne. Con ironia e riferimenti diretti all’attualità televisiva e politica, la comica ha criticato il tono paternalistico, l’abitudine a correggere dall’alto e l’uso di appellativi che rischiano di sminuire competenze e ruoli professionali.
Luciana Littizzetto e la battuta sul confronto televisivo
Nel monologo, Littizzetto ha richiamato un recente confronto tra Bruno Vespa e la studentessa Sabrina Brizzola, senza pronunciare direttamente il nome del conduttore. L’episodio è stato utilizzato per riflettere sul modo in cui le donne vengono trattate quando esprimono opinioni o sostengono una posizione.
La comica ha immaginato il classico “maschio boomerone”, convinto di avere sempre la risposta pronta e incline a impartire lezioni. Espressioni come “adesso ti spiego” e “forse non hai capito” sono state indicate come formule apparentemente neutre, ma capaci di nascondere un atteggiamento di superiorità.
Il passaggio più pungente è arrivato con la frase: “Una donna di 24 anni può dire una cosa sbagliata, certo, anche una di 60. Anche un uomo di 82, pensa. La cazzata è democratica”. L’affermazione sottolinea che l’età non impedisce di commettere errori e che ogni confronto dovrebbe concentrarsi sui contenuti, senza trasformarsi in una lezione impartita dall’alto. Littizzetto ha aggiunto che, se un dato è sbagliato, occorre correggere il dato, senza mettere in discussione l’interlocutore.
Il mansplaining al centro del monologo
Il bersaglio delle battute è stato il mansplaining, cioè la tendenza di alcuni uomini a spiegare alle donne concetti che queste conoscono già, assumendo un tono paternalistico e dando per scontata una preparazione maggiore.
Secondo la prospettiva espressa dalla comica, il patriarcato non emerge soltanto attraverso imposizioni esplicite, ma anche nei comportamenti ordinari. La questione riguarda l’arroganza di spiegare a una donna persino ciò che conosce perfettamente, partendo dall’idea che non possa avere ragione o comprendere davvero l’argomento affrontato.
Il riferimento a Ignazio La Russa
Un’altra parte dell’intervento ha riguardato Ignazio La Russa e le parole rivolte alla storica Michela Ponzani, indicata come “signora”. Littizzetto ha contestato gli appellativi che, a suo giudizio, possono mettere in secondo piano il percorso professionale e le competenze di una donna.
Richiamando una celebre espressione di Loredana Bertè, la comica ha dichiarato: “Non chiamarmi signora o signorina perché ha ragione la Bertè, non sono una signora”. Il messaggio espresso è che una donna debba essere riconosciuta per la propria attività e per il ruolo ricoperto: con il camice è una dottoressa, con una divisa è una poliziotta.
Il ricordo di Michela Murgia
La parte conclusiva ha assunto un tono più personale con il ricordo di Michela Murgia, scomparsa nel 2023. Littizzetto ha citato il libro “Stai Zitta”, dedicato alle discriminazioni linguistiche e al sessismo.
Nel ricordare la scrittrice, la comica ha affermato che Murgia era riuscita a rendere visibili le forme di oppressione quotidiana quando ancora venivano percepite come elementi innocui. Il passaggio ha espresso la mancanza di un’amica capace di modificare lo sguardo sulle dinamiche discriminatorie.
Le personalità citate da Luciana Littizzetto
- Bruno Vespa, conduttore televisivo richiamato nel riferimento al confronto con Sabrina Brizzola.
- Sabrina Brizzola, studentessa protagonista dello scambio televisivo menzionato.
- Ignazio La Russa, presidente del Senato citato per le parole rivolte a Michela Ponzani.
- Michela Ponzani, storica indicata nel passaggio dedicato agli appellativi rivolti alle donne.
- Michela Murgia, scrittrice ricordata nella conclusione del monologo.
- Loredana Bertè, cantante richiamata attraverso una frase del suo repertorio.


