Lavoro ossessivo: le 3 serie TV che ti faranno riflettere

Giampiero Colossi • Pubblicato il 23/01/2026 • 2 min

La pressione di essere costantemente disponibili e performanti è emersa come parametro di valutazione nelle narrazioni contemporanee. Le serie moderne analizzano con precisione crescente il confine sfumato tra lavoro e vita privata, evidenziando le ricadute personali di un ritmo professionale esasperato e le dinamiche che ne derivano.

lavoro e burnout nelle serie tv: dinamiche contemporanee tra ambizione e confini personali

the bear: ritratto della frenesia della ristorazione

La serie descrive un ambiente in cui tutto è urgente, e l’iperproduttività diventa una protezione contro il dolore. Carmy combatte per trasformare la paninoteca ereditata in un ristorante di alta cucina, fronteggiando debiti e una brigata indisciplinata. Il pericolo del burnout emerge come minaccia costante, e la narrazione mostra come la dedizione possa trasformarsi in una forma di anestesia emotiva.

scissione: la separazione tra lavoro e vita privata

La sceneggiatura presenta una divisione imposta da Lumon Industries attraverso un microchip cerebrale che separa la memoria lavorativa da quella personale. Il dipendente lavora senza ricordare cosa accade fuori dall’ufficio, mentre al termine del turno la giornata lavorativa non resta impressa. La gestione efficiente della vita privata sembra privata di ogni dubbio, ma l’operazione rende l’esperienza lavorativa ancora più alienante e meccanizzata. Due stagioni hanno raccolto consensi importanti grazie a Adam Scott nel ruolo di Mark Scout, e la narrazione suggerisce l’arrivo di una terza stagione capace di sconvolgere lo sguardo sul lavoro.

black mirror: tecnologia, controllo e lavoro

La premessa della serie ruota attorno all’invasività degli strumenti tecnologici. Lo schermo nero che dà il titolo è spesso sinonimo di dipendenza e misurazione continua delle azioni. Episodi come 15 milioni di meriti mostrano una nuova valuta basata sull’attività fisica per ottenere beni, mentre in White Christmas una copia digitale di sé viene trasferita in un cookie domestico per gestire la domotica, costringendo anche la versione digitale a lavorare. Il contesto diventa distopico, con una critica serrata all’efficienza come valore assoluto e all’autonomia personale.

personaggi principali citati:

  • Carmy — interpretato da Jeremy Allen White
  • Mark Scout — interpretato da Adam Scott
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