La mia vita è divisa in capitoli, ognuno dura dieci anni

Giampiero Colossi • Pubblicato il 18/01/2026 • 4 min

Collegato dalla sua casa a Hastings, Mika racconta i propri successi e i progetti futuri, offrendo uno sguardo netto sulla nuova musica e sul modo in cui l’istinto guida ogni scelta artistica. Si rinnova con hyperlove, un progetto in inglese che arriva sette anni dopo l’ultimo lavoro in questa lingua, e segue l’album in francese del 2023 che aveva registrato una sola data del tour in Italia. La chiave del discorso è la laboriosa libertà creativa: non si bada alle mode né a percorsi prevedibili, ma si sempre procede secondo impulso interiore.

hyperlove: evoluzione emotiva e metodo creativo

Il nuovo disco nasce dalla volontà di inseguire un’emozione precisa senza adeguarsi a schemi esterni. La produzione è stata affidata a Mika insieme a Nick Littlemore degli Empire of the Sun, con una regola chiara: usare esclusivamente strumenti analogici e rinunciare ai suoni generati dai plug‑in digitali. Questo approccio segna una distanza da formule commerciali e conferisce al progetto una fiamma autoriale netta. Il percorso sonoro riflette anche una gestione dell’immagine e della musica che privilegia l’urgenza emotiva rispetto al perfezionismo tecnologico.

mika: percorso artistico, istinto e formazione

La biografia dell’artista emerge dal racconto di scelte decisive, tra studio e resilienza. Dopo un percorso universitario intrapreso, Mika abbandona l’istituto per entrare in conservatorio, desto di una ricerca formativa che ha radici nel pianoforte e nell’esplorazione di linguaggi differenti. L’itinerario prosegue negli anni con esperienze televisive, colonne sonore e tournée, elementi che hanno contribuito a definire una personalità capace di muoversi tra pubblico e backstage senza rinunciare a una visione autentica. L’obiettivo resta sempre quello di eccellere, senza concedere spazio a pressioni esterne, nemmeno quando la musica incontra i bisogni personali o clinici dell’artista.

hyperlove: copertina come riflesso di identità e trasformazione

La cover dell’album esprime tensione tra riconoscibilità e trasformazione: il volto di Mika è rappresentato in modo duale, con elementi classici che convivono con linee che suggeriscono evoluzione. L’immagine richiama un’eco visiva di opere della scena artistica contemporanea, condividendo una sensibilità poetica che accompagna l’intero progetto. La scelta visiva si lega a una riflessione sull’immagine pubblica e sull’identità personale, dove il nucleo resta la presenza dell’artista e la sua evoluzione estetica.

solitudine, tempi e gestione della visibilità

Un tema centrale è la relazione tra solitudine creativa e tournée: i momenti di distanza dall’audio‑pubblico diventano una disciplina interna che sostiene la scrittura. La popolarità, da parte sua, viene gestita distinguendo nettamente palco e vita quotidiana: in aeroporto, per strada o al supermercato, l’immagine pubblica è deliberatamente diversa da quella di scena. La gestione di questi contrasti è parte integrante del processo creativo e della disciplina professionale.

hyperlove: libertà creativa e produzione analogica

La realizzazione di hyperlove privilegia una libertà produttiva che sfugge alle imposizioni esterne, mantenendo una firma personale molto intensa. La collaborazione con Nick Littlemore ha introdotto una regola fondamentale: utilizzare esclusivamente strumenti analogici e evitare suoni generati da tecnologie digitali. Un aneddoto relativo alla produzione racconta di strumenti vintage, a cui è stato dedicato un investimento significativo: alla fine la spesa è stata coperta in parte dall’amico produttore, che ha coperto la differenza, dimostrando una dinamica di collaborazione basata su fiducia e mutuo sostegno. Il risultato è un disco che emerge per raffinatezza sonora e immediatezza emotiva, lontano da sofisticazioni superflue.

Nella sua essenza, hyperlove si distingue per la volontà di esprimere l’essenziale senza indulgere in mode passeggere, fondando la musica su una base concreta di strumenti e sensazioni genuine.

Nella rassegna emergono figure correlate che accompagnano questo profilo artistico:

  • Mika
  • Maggi Hambling
  • David Hockney
  • Manet
  • Renoir
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