Gino Paoli proiettile nel petto per 63 anni: cosa accadde nel 1963

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Gino Paoli proiettile nel petto per 63 anni: cosa accadde nel 1963

Un gesto estremo, una notte che avrebbe potuto chiudere un’intera vita e, al tempo stesso, un lungo conto alla rovescia durato 63 anni. Il 11 luglio del 1963 Gino Paoli tentò il suicidio sparandosi al petto: il proiettile, fortunatamente, non provocò la morte e rimase dentro il suo corpo. A distanza di tempo, quel ricordo continua a emergere attraverso le sue parole, raccontando non soltanto i fatti, ma anche la cornice emotiva di una scelta maturata nel buio.

11 luglio 1963: il tentato suicidio di Gino Paoli e il proiettile nel petto

La dinamica dell’episodio si lega a una specifica circostanza: una notte in via Byron a Genova, dove Paoli rivolse la pistola verso il cuore. L’evento viene presentato come uno dei momenti più difficili della sua vita, con un elemento decisivo rimasto invariato nel tempo: quel proiettile non venne espulso e restò nel suo petto per un periodo lunghissimo, 63 anni.

Nel ricostruire quanto accaduto, Paoli richiama anche altri casi di persone che si sono tolte la vita, citando nomi legati a esperienze dolorose. A emergere è la consapevolezza di un rischio concreto, evocato come un monito personale: quel proiettile, rimasto a pochi centimetri dal cuore, diventa la traccia più tangibile di quella notte.

i racconti di Gino Paoli: dal vuoto emotivo ai passaggi che portarono al gesto

La spiegazione fornita da Paoli passa attraverso la descrizione di una fase apparentemente favorevole. Nel racconto autobiografico, il cantautore afferma di avere allora successo, soldi, la casa più bella di Genova, Villa Paradisetto, e l’essere al centro dell’attenzione pubblica. Nel medesimo contesto vengono citati anche elementi della sua vita privata e professionale: l’uscita recente di “Sapore di sale” e la presenza in garage di automobili di rilievo, tra cui una Porsche, una Flaminia Touring e una Ferrari Scaglietti.

Nonostante tutto, Paoli descrive un’incapacità di provare emozioni: “non sentivo più niente”. Da qui nasce il ragionamento che porta al gesto, collegato all’idea di essere giunto a un punto oltre il quale non resterebbe più nulla da osservare. Il pensiero si concretizza nel tentativo di decidere come compiere l’atto: i riferimenti includono l’idea dei barbiturici e la possibilità di lanciarsi dalla finestra, prima di ricordare di avere due pistole.

la scelta dell’arma: prove e colpo sul vocabolario

Nel racconto, Paoli spiega di essersi concentrato su quale pistola fosse più efficace. Dichiara di aver caricato entrambe e di averle provate su un libro spesso, descritto come un grande vocabolario, con l’obiettivo di capire quale arrivasse più in profondità. Viene indicata anche una delle due armi, la Derringer calibro 5, associata a una canna lunga e ritenuta più adatta.

Per procedere con ulteriore cautela, Paoli aggiunge un ulteriore tentativo: prima di colpire il proprio corpo, esplode un altro colpo sul materasso, dopo aver scelto quale pistola utilizzare.

lo sparo e la corsa all’ospedale di Genova

La parte centrale del racconto è il momento dello sparo. Paoli afferma di essersi steso, di aver puntato la pistola al cuore, di aver fatto un respiro e di aver premuto il grilletto. Il risultato viene descritto con forte intensità: un dolore “pazzesco”, paragonato a una montagna che cade sul petto, seguito poi dall’assenza di altri effetti, che apre la strada al successivo soccorso.

Dopo l’accaduto, ha inizio la corsa all’ospedale di Genova, dove riescono a salvargli la vita. La sopravvivenza viene ricondotta anche al fatto che il proiettile non viene eseguito in modo tale da concludere definitivamente l’evento.

cardiologo a Torino e la spiegazione medica: pallottola troppo rischiosa da operare

La ricostruzione prosegue con la decisione del padre di far visitare Paoli da un cardiologo a Torino. È proprio il medico a fornire una spiegazione decisiva: la pallottola sarebbe finita in una posizione troppo rischiosa da affrontare chirurgicamente. In conseguenza di questo, sarebbe stato preferibile lasciare il proiettile dov’era.

Il risultato di quella scelta è la permanenza del proiettile per 63 anni, trasformando un atto estremo in una storia legata alla sopravvivenza e alla gestione di un rischio rimasto latente per decenni.

persone citate nel racconto di Gino Paoli

Nel contesto del racconto autobiografico emergono diversi nominativi legati a tragedie personali, ricordati da Paoli.

  • Luigi Tenco
  • Enzo Trapani
  • Sergio Sandrini
  • De Angelis (saxofonista citato nel racconto)
  • Marianna (sorella del suo amico del cuore Giulio Frezza, come riportato)
  • Giulio Frezza (amico del cuore citato da Paoli)

La vicenda viene associata a una data precisa e a un proiettile rimasto nel corpo, con l’intera narrazione che si sviluppa attorno alla distanza dal cuore, alla ricerca di una spiegazione nel racconto personale e alle indicazioni mediche successive che hanno determinato il mancato intervento.

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