Delitto di garlasco, raffaele sollecito commenta a verissimo lo spettacolo di amanda knox
Raffaele Sollecito continua a confrontarsi con le conseguenze personali e sociali del caso Meredith Kercher. Ospite di Silvia Toffanin, l’ingegnere informatico ha ripercorso i momenti più delicati della propria storia, soffermandosi sul peso dello stigma, sul rapporto con Amanda Knox e sul contatto avuto con Alberto Stasi.
Raffaele Sollecito e il peso dello stigma
Durante la conversazione, Sollecito ha spiegato che la vicenda giudiziaria legata alla morte di Meredith Kercher ha continuato a condizionare la sua esistenza anche dopo l’assoluzione dall’accusa di omicidio. Il passato, secondo le sue parole, resta infatti associato a un marchio difficile da cancellare.
“Mi sento ancora prigioniero di uno stigma che mi perseguita”, ha dichiarato, sottolineando come il caso abbia influenzato numerosi aspetti della sua vita. Il riferimento riguarda le conseguenze durature di un procedimento che si è concluso con la sua assoluzione, ma che ha lasciato una traccia profonda nella percezione pubblica della sua persona.
La lettera di Sollecito ad Alberto Stasi
Nel corso dell’intervista è emerso anche il gesto di vicinanza rivolto ad Alberto Stasi. Sollecito ha raccontato di avergli scritto, precisando di non voler mettere sullo stesso piano le rispettive vicende giudiziarie. Il punto di contatto individuato riguarda la presenza di quella che ha definito un’ingiustizia.
“Non mi paragono alla sua vicenda, ma all’ingiustizia che c’è dietro”, ha affermato, dichiarando di considerare Stasi innocente perché, a suo giudizio, non sarebbe mai stata presentata una prova contro di lui. La missiva, però, potrebbe non essere stata ricevuta: Sollecito ha ammesso di non sapere con certezza se sia arrivata a destinazione.
Il rapporto tra Raffaele Sollecito e Amanda Knox
Sollecito ha parlato anche dei contatti rimasti con Amanda Knox. I due, secondo il racconto, si sono incontrati nuovamente a Perugia e hanno trascorso insieme una giornata a Gubbio, accompagnati dalle rispettive famiglie.
In quell’occasione, Sollecito stava spingendo il passeggino della figlia di Amanda quando un artista di strada gli ha domandato se la bambina fosse sua. La risposta ha provocato un momento di silenzio particolarmente intenso, rimasto impresso nel suo ricordo.
“Quando ho risposto che la bambina non era mia ho avuto un sussulto”, ha raccontato. L’episodio lo ha portato a riflettere sulla relazione vissuta con Amanda e su ciò che avrebbe potuto accadere senza la tragedia che ha trasformato le loro vite. Sollecito ha ricordato il forte legame esistente tra loro, riconoscendo che la domanda resta priva di una risposta definitiva.
Le critiche a Cartwheel di Amanda Knox
Un’altra parte dell’intervista ha riguardato Cartwheel, lo spettacolo di stand-up comedy di Amanda Knox. Sollecito ha espresso perplessità sul titolo, collegandolo alla ruota eseguita in questura durante le indagini sul caso.
La scelta, ha spiegato, gli ha provocato una reazione emotiva intensa. Ha inoltre invitato a considerare la sensibilità della famiglia di Meredith, sostenendo che quel riferimento non dovrebbe essere presentato come un simbolo celebrativo. Il suo intervento ha posto l’attenzione sulle diverse conseguenze che il caso ha prodotto per le persone coinvolte.
Le personalità citate nell’intervista
Il racconto ha coinvolto figure direttamente associate alla vicenda giudiziaria e alla conversazione televisiva.
- Raffaele Sollecito, ingegnere informatico e protagonista dell’intervista.
- Meredith Kercher, la giovane al centro del caso giudiziario.
- Amanda Knox, ex compagna di Sollecito e autrice dello spettacolo Cartwheel.
- Alberto Stasi, destinatario della lettera scritta da Sollecito.
- Silvia Toffanin, conduttrice dell’intervista.


