Critica di George Martin per la serie HBO di "A Knight of the Seven Kingdoms
Nel panorama televisivo, un nuovo tassello ambientato nel mondo della saga di Westeros arriva con una prospettiva inedita: una narrazione focalizzata sulla crescita personale e sui dilemmi di un giovane eroe nascosto tra dubbi e fragilità. La serie propone una lettura intima, lontana dall’epicità teatrale tipica delle grandi battaglie, offrendo al pubblico un ritratto di formazione e di scoperta di sé all’inizio di un percorso destinato a diventare leggenda.
a knight of the seven kingdoms: contesto e tono
La prima scena si distanzia da ogni aspettativa del fantasy classico: Ser Duncan “Dunk” l’Alto è accovacciato dietro un albero, mentre la note iconica della sigla di Game of Thrones invade l’audio. Questa apertura volutamente diretta ha spiazzato anche lo stesso autore della saga, che ha riconosciuto la sorpresa derivante da una scelta narrativa così esplicita. La decisione di mantenere quel momento nasce dal desiderio di definire fin dall’inizio l’identità della serie e la sua distanza dall’immaginario tradizionale dell’eroe.
Lo showrunner ha spiegato che il taglio narrativo mira a portare lo spettatore dentro il conflitto tra ambizione e realtà, rendendo espliciti i segnali di insicurezza e vulnerabilità. Il corpo dei personaggi diventa luogo di espressione di paura e incertezza, piuttosto che mere attestazioni di valore. In questa ottica, Dunk non è ancora un cavaliere rinomato, ma un uomo comune che, nel contesto di un mondo complesso, cerca il proprio posto.
Il tono, dunque, privilegia la crescita personale rispetto all’epica; l’impegno è su una componente di riflessione e di tono più leggero rispetto alle produzioni statutariamente monumentali. L’impostazione narrativa differenzia la serie da altre opere ambientate nello stesso universo, offrendo una prospettiva meno grandiosa e più centrata sulle scelte quotidiane del protagonista.
a knight of the seven kingdoms: trama e ambientazione
Tratta dai racconti Le storie di Dunk e Egg, la serie è ambientata circa novanta anni prima degli eventi della saga principale. Segue il viaggio di Dunk, interpretato da Peter Claffey, insieme al giovane Egg, interpretato da Dexter Sol Ansell, attraverso un Westeros ancora relativamente privo delle grandi guerre dinastiche. Il filo narrativo mette in evidenza la tensione tra la chiamata all’eroismo e la realpolitik di un mondo ostile, offrendo al pubblico una prospettiva storicamente ampia e internamente coerente.
In merito all’evoluzione della serie, circolano voci riguardo una possibile seconda stagione, anche se al momento non vengono forniti dettagli definitivi sull’iter produttivo o sulle tempistiche.
In chiusura, la produzione risulta distinta per l’attenzione al carattere umano dei protagonisti, al contesto storico antecedente agli grandi sconvolgimenti e all’uso di una prospettiva scenica che privilegia la concretezza emotiva rispetto alla grandiosità spettacolare.
Personaggi e protagonisti in rilievo sono stati identificati nel dettaglio di seguito:
- Ser Duncan "Dunk" l'Alto
- Peter Claffey (interprete di Dunk)
- Dexter Sol Ansell (interprete di Egg)
- Ira Parker (showrunner)
- George R.R. Martin (autore associato)


