Caso diaco in parlamento: il codacons chiede la chiusura di bellamà

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Caso diaco in parlamento: il codacons chiede la chiusura di bellamà

La controversia legata a Pierluigi Diaco si è ampliata oltre le reazioni apparse sui social. Le modalità dell’intervista ad Alberto Ravagnani hanno infatti coinvolto esponenti politici, organismi professionali e associazioni di tutela degli utenti, con richieste rivolte a diverse autorità e alla Rai.

Pierluigi Diaco, l’intervista ad Alberto Ravagnani al centro delle polemiche

La vicenda nasce dal confronto televisivo tra Pierluigi Diaco e Alberto Ravagnani, ex sacerdote ospite di BellaMa’, programma trasmesso su Rai2. Nel corso della conversazione, alcune domande hanno riguardato anche la sfera personale dell’ospite, con particolare attenzione alla sua sessualità.

Questa impostazione ha suscitato reazioni molto critiche. Secondo i contestatori, il tono e i contenuti del colloquio avrebbero superato il limite tra l’approfondimento giornalistico e una possibile intrusione nella vita privata. La gestione dell’intervista è stata descritta da alcuni interlocutori come insistente e inquisitoria.

La posizione di Ouidad Bakkali e il coinvolgimento del Governo

La questione è stata portata all’attenzione delle istituzioni da Ouidad Bakkali, deputata del Partito Democratico. La parlamentare ha presentato un’interrogazione indirizzata ai ministri competenti per chiedere chiarimenti sul caso.

Nel commentare l’accaduto, Bakkali ha definito il confronto televisivo un’aggressione più che un’intervista. La deputata ha sostenuto che nessun ospite dovrebbe essere costretto a motivare pubblicamente aspetti legati alla propria intimità.

La parlamentare ha inoltre richiamato il ruolo del servizio pubblico, che dovrebbe assicurare rispetto, tutela della dignità e attenzione alle diverse sensibilità. L’umiliazione delle persone, secondo la posizione espressa, non dovrebbe trovare spazio nella programmazione della Rai.

Le contestazioni degli organismi giornalistici

Alle critiche politiche si è aggiunto un profilo legato alla deontologia professionale. La Commissione Pari Opportunità del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e GiULiA Giornaliste hanno annunciato la presentazione di un esposto al Consiglio di Disciplina territorialmente competente.

Al centro dell’iniziativa c’è il modo in cui sarebbe stato condotto il colloquio con Ravagnani. Le due organizzazioni hanno contestato il tono delle domande e hanno ribadito che il rispetto della persona rappresenta un principio essenziale dell’attività giornalistica.

La presenza di un ospite in una trasmissione e la sua notorietà non costituirebbero, secondo le realtà intervenute, un’autorizzazione automatica a indagare su ogni elemento della sua vita privata. Il richiamo riguarda direttamente i principi previsti dal codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti.

Codacons e associazioni chiedono la sospensione di BellaMa’

Un ulteriore esposto è stato presentato dal Codacons insieme all’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi. Le organizzazioni hanno coinvolto Agcom, il Garante per la Privacy, la Commissione parlamentare di vigilanza e il Consiglio di amministrazione Rai.

Tra le richieste figura la sospensione temporanea di BellaMa’ fino alla conclusione degli accertamenti. Le associazioni chiedono anche di valutare eventuali sanzioni nei confronti della rete e del conduttore, qualora venissero accertate responsabilità.

Nel documento viene inoltre sollecitato Diaco a rassegnare le dimissioni. In mancanza di questa scelta, la Rai dovrebbe prendere in considerazione la revoca dell’incarico e possibili provvedimenti disciplinari o contrattuali.

Privacy, dati personali e responsabilità della Rai

Una parte centrale dell’esposto riguarda la tutela dei dati personali e delle informazioni sulla vita sessuale. Il Codacons ha richiamato l’articolo 5 del Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, che impone di proteggere dignità e riservatezza anche quando la persona è conosciuta dal pubblico.

Sono stati citati anche gli articoli 136 e 137 del Codice della Privacy, insieme alle disposizioni relative al trattamento delle informazioni nell’ambito dell’attività giornalistica. Le associazioni chiedono di verificare se, nel caso di Ravagnani, siano stati rispettati i limiti stabiliti dalla normativa.

Ad Agcom viene richiesto di acquisire la registrazione completa della trasmissione e di valutare eventuali sanzioni. Il Garante per la Privacy dovrebbe esaminare la correttezza del trattamento e della diffusione delle informazioni personali, mentre la Commissione parlamentare di vigilanza potrebbe chiedere spiegazioni ai vertici Rai, anche attraverso audizioni.

La difesa di Pierluigi Diaco

Diaco ha difeso pubblicamente il colloquio con Ravagnani, sostenendo che si sia trattato di giornalismo e dichiarando: “Non ho nulla di cui scusarmi”. La sua posizione si contrappone alle richieste di verifica e ai provvedimenti avanzati dalle istituzioni, dagli organismi professionali e dalle associazioni coinvolte.

Le personalità coinvolte nella vicenda

  • Pierluigi Diaco, conduttore di BellaMa’ e protagonista dell’intervista contestata.
  • Alberto Ravagnani, ex sacerdote ospite della trasmissione.
  • Ouidad Bakkali, deputata del Partito Democratico intervenuta con un’interrogazione parlamentare.
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